CAMMINI DI LIBERTÀ TRA ARTE E CULTURA

Pinerolo e le valli recano una traccia indelebile del loro passato di ferro.

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Cittadella militarizzata, presidio al cuore di una rete capillare di fortilizi che costellano tutte le creste che salgono dalla pianura, Pinerolo è stata per secoli terra di contesa e di frontiera tra Francia e Piemonte. E’ il ferro l’elemento che segna questo territorio nei secoli dell’età moderna: il ferro dei cannoni che fanno tremare la terra al passaggio degli eserciti che combattono per conquistare la città che Richelieu, nel 1630, definisce la porta d’Italia; ma anche il ferro della maschera che alcuni decenni dopo un misterioso prigioniero indossa varcando le porte della cittadella francese.

Il pinerolese fu a lungo terra militarizzata, ma fu anche terra di libertà. Dopo la Rivoluzione e le campagne napoleoniche in Piemonte, il pinerolese diventa il centro propulsivo delle nuove idee di libertà che si stanno diffondendo in tutta Europa. E’ da qui che parte il primo moto risorgimentale dell’Ottocento, tra le fila dei militari piemontesi di stanza nella città ai piedi delle Alpi. Una lunga generazione di ufficiali e soldati che si formano alle accademie e alle scuole che trovano sede in questo territorio: mentre l’Europa è spazzata dal vento della rivoluzione del 1848, e il Piemonte sabaudo promulga la sua prima costituzione liberale (lo Statuto Albertino) a Pinerolo nasce la Scuola di Cavalleria destinata in oltre un secolo di storia a sfornare generazioni di ufficiali e a diventare, a inizio Novecento, la fucina della prima “cavalleria dell’aria” della storia d’Italia. E’ qui che nasce l’aviazione italiana, grazie anche al sodalizio fra gli ufficiali di cavalleria e la famiglia Agnelli di Villar Perosa, che negli stessi anni sta costruendo la più importante industria del Paese. Di nuovo il ferro quindi, ma questa volta il ferro delle presse e delle macchine di una nuova rivoluzione economica che trasforma il Piemonte e l’Italia.

Accanto a questa storia, questo territorio racconta un’altra storia: quella della lotta per le libertà religiose e civili. Territorio a presenza valdese fin dal XIV secolo, il pinerolese è la culla di una dissidenza religiosa che si è radicata nelle valli affacciate sulla pianura del Piemonte. Generazioni di contadini di montagna, che hanno costruito con la pietra e il fango una galassia di borgate alpine che ancora caratterizzano il paesaggio delle vallate. La difesa delle terre diventava un tutt’uno con la difesa delle libertà: è l’epopea delle guerre dei valdesi, dei loro Glorioso Rimpatrio, ma anche degli Escartons delle alte valli, gelosi delle loro libertà politiche. Quando a Pinerolo nasce la Scuola di Cavalleria e Carlo Alberto concede lo Statuto, le minoranze religiose (valdesi ma anche ebrei) ottengono il riconoscimento dei diritti civili e politici.

C’è infine un’altra eredità sedimentatasi nelle pieghe montane di questo territorio. Un’eredità di cui non si trova traccia nel patrimonio fisico ma che ha lasciato un’impronta forse più profonda nella cultura e nelle mentalità: si tratta della lingua. Il pinerolese è infatti l’ultimo lembo orientale di una ampia fascia territoriale unita da un comune ceppo linguistico e culturale, quello della lingua d’Oc. Si tratta forse del patrimonio più antico di queste terre, tramandato di generazione in generazione, un patrimonio linguistico che reca ancora la debole traccia di una civiltà tardo medievale che un tempo univa le Alpi occidentali alla Provenza lungo le vie del sale e lungo i sentieri della transumanza.

PINEROLESE

i Beni Faro

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MUSEI DEL PINEROLESE

 

Sono oltre 40 i musei e gli ecomusei che arricchiscono il territorio Pinerolese.
Dai musei storici, ai musei etnografici, dalle collezioni d’arte ai musei archeologici, il Pinerolese offre al visitatore una vastissima scelta di opportunità per riscoprire la storia, le tradizioni, i saperi e i sapori locali.

Il sito di Turismo Torino presenta tutti i musei del Pinerolese.

Alcune immagini dei musei del Pinerolese